''Quando ho scoperto i ragazzini Sara e Pietro''

05 Maggio 2020

LÒRIGA STORY - “Nel 1971 chiesi a Eddy Ottoz: chi sono i futuri campioni azzurri? Rispose senza alcun dubbio: Simeoni e Mennea”. Nona puntata della storia degli olimpionici italiani

 

I miei ricordi - Avendo conosciuto personalmente gli olimpionici dell’atletica italiana ve li ricordo, con particolari talora inediti delle loro carriere. Vanni Lòriga

Questa puntata della "Lòriga Story" anticipa le due successive che saranno dedicate a Sara Simeoni e a Pietro Mennea, olimpionici a Mosca 1980 in due gare (rispettivamente salto in alto e 200 metri) disputate a distanza di quarantotto ore. 

Scrivo come fosse una lunga didascalia legata alla pagina del Corriere dello Sport del 29 luglio 1980 che qui pubblichiamo. Salutai con il dovuto entusiasmo la vittoria della grande Sara e comunicai che Mennea, partito malissimo sui 100 metri, appariva di nuovo competitivo. Il pronostico fu rispettato. Così due Azzurri illuminarono il cielo di Mosca. E mentre venivano celebrati come eroi di quella mutilata spedizione italiana feci con la memoria un salto indietro di circa nove anni. E mi ritrovai nell’Olimpiastadion di Helsinki (1971) dove si era appena conclusa la decima edizione dei Campionati Europei. Era il momento dei bilanci ed Eddy Ottoz, allora mio braccio destro in quelle meravigliose trasferte, mi chiese chi a mio parere fossero tra gli Azzurri i veri futuri campioni. Feci parecchi nomi ma lui mi inchiodò: “Sono Simeoni e Mennea”.

E alla mia obiezione che Sara si era classificata nona e Pietro sesto rispose: “Sono gli unici che in giovane età, al debutto in campo internazionale e in condizioni avverse hanno migliorato i loro primati personali. Sono destinati a stabilire il record mondiale e a vincere le Olimpiadi”. Come dicono a Roma “passò un angelo e disse Amen”.

Come andarono le cose a Mosca vi verrà rievocato a breve scadenza. Debbo però riconoscere che Eddy sapeva leggere nel presente e soprattutto nel futuro. Concludo, trattando di Helsinki 1971, che in quella occasione Pietro Paolo Mennea fu anche bronzo nella staffetta 4x100 correndo in seconda frazione. Venne incluso nel quartetto su suggerimento di Ernesto D’Ilario, un apostolo dell'Atletica, che disse a Vittori: “Io in seconda ci metterei il ragazzino…”. Pietro aveva 19 anni, Sara soltanto 18. Erano veramente dei ragazzi che di strada ne avrebbero fatta e parecchia.

LE PUNTATE PRECEDENTI
UGO FRIGERIO, IL RAGAZZO CHE INVENTÒ LA MARCIA

LUIGI BECCALI, L’UOMO CHE CORSE NEL FUTURO
ONDINA VALLA, LA DONNA CHE NON CONOSCEVA OSTACOLI

ADOLFO CONSOLINI, L’INSUPERABILE
PINO DORDONI, UNA MARCIA SEMPRE IN SALITA
LIVIO BERRUTI, L'UOMO CHE INCANTÒ ROMA

ABDON PAMICH, QUANDO IL PAPA NE ANNUNCIÒ LA VITTORIA
MAURIZIO DAMILANO, UNA MARCIA IN PIÙ

SEGUICI SU: Instagram @atleticaitaliana | Twitter @atleticaitalia | Facebook www.facebook.com/fidal.it



Condividi con
Seguici su:

Pagine correlate