Beccali, l’uomo che corse nel futuro

18 Marzo 2020

LÒRIGA STORY - Continua il viaggio tra i campioni olimpici azzurri: è il momento di “Nini”, oro dei 1500 a Los Angeles 1932, antesignano di moderne tecniche di allenamento

 

I miei ricordi - Avendo conosciuto personalmente gli olimpionici dell'atletica italiana ve li ricordo, con particolari talora inediti delle loro carriere. Vanni Lòriga

Parlando di Ugo Frigerio ho ricordato la sua presenza alla grande rassegna atletica del 18 giugno 1936 a Biella. Fra i partecipanti anche Luigi Beccali. Addirittura Sergente dei bersaglieri, corpo in cui aveva militato, prima nel 12° Reggimento e successivamente nel 9° Reggimento. Per chi non avesse contezza di quei fatti pubblichiamo un articolo de "La Stampa" di quei giorni.

Ma “Nini” Beccali era per me, pur avendo solo nove anni, una vecchia conoscenza. Nel 1932 avevo saputo del suo successo sui 1500 metri con record olimpico 3:51.6 dal giornale luminoso della stessa “La Stampa”. La gara si era disputata il giorno 4 agosto, che è passato alla storia come Italy’s day in quanto registrò anche i successi di Attilio Pavesi nell’individuale e su strada (insieme a Guglielmo Segato e Giuseppe Olmo). Sarebbe diventata alla fine l’Olimpiade degli italiani per i successi dei ginnasti Neri e Guglielmetti e degli schermitori...

L'anno successivo, cioè nel 1933, avevo assistito allo Stadio Mussolini di Torino al suo successo sui 1500 nei Giochi Mondiali Studenteschi, battendo l'emergente John “Jack” Edward Lovelock ed eguagliando il primato mondiale con il tempo di 3:49.2. Di Lovelock avrò modo di parlare nella successiva puntata ma intanto premetto che uscendo dallo Stadio mio padre borbottò in sardo e scuotendo la testa "Cussu tottu nieddo non mi piaghede…”. L’atleta “tutto nero” (pertanto “all black”) era proprio lo studente in medicina neozelandese Lovelock. Nella stessa manifestazione ci furono anche gare femminili. Vinse quattro titoli una certa Trebisonda Valla da Bologna: allora non me ne accorsi neanche, ma tutti la scoprirono tre anni dopo a Berlino 1936. Ne tratterò a tempo debito e ritorno a Beccali. Pochi giorni dopo, il 7 settembre, migliorò a Milano il primato mondiale dei 1500 con il tempo di 3:49.0. Tutti i dati della sua carriera atletica (brillano fra gli altri il titolo europeo 1934, il bronzo olimpico del 1936 e quello europeo del 1938) sono comunque di dominio pubblico.

Mi limito agli incontri personali, avvenuti al di fuori delle sue gare.

Lo incontrai ad una delle feste della sua Pro Patria e con lui seguii anche il campionato europeo 1974 a Roma, ultima gara al sacrificio supremo di Marcello Fiasconaro. Ma i momenti di maggiore frequentazione furono vissuti a Los Angeles durante i Giochi del 1984. Era ospite d'onore nella città dove oltre mezzo secolo prima aveva onorato il nome d'Italia ed esaltato una entusiasta comunità di connazionali che avevano ritmato la sua volata vittoriosa con un incessante: “Luigi! Luigi! Luigi!!!”

Ero l'inviato del Corriere dello Sport ed il 31 luglio il giornale pubblicò quanto riporto: “Il volo TWA 910 da New York atterra puntualmente alle 18.45. Fra coloro che sbarcano c'è anche Luigi Beccali con la consorte Aida. Si meraviglia nel vedermi all'aeroporto”.
‘Aspetti qualcuno? Dev’essere una persona molto importante se sei qui ad aspettarla…!’
‘Aspetto soltanto te, Nini, e penso che tu sia abbastanza importante…’.


‘Troppo gentile, veramente gentile…’, dissero lui e Aida, nata a New York da genitori emiliani e conosciuta da Luigi al Madison Squadre Garden durante una riunione indoor. E forse uno dei motivi del trasferimento di Beccali negli Usa (dove si dedicò al commercio di prodotti importati dall'Italia) fu legato proprio a quella bella ragazza che, come suggeriva lo stesso Nini, “era tifosa del campione”.

E l'Olimpionico ci tiene a sottolineare che “al Coliseum di Los Angeles ho sofferto e vinto, lì sono diventato il vero Luigi Beccali che adesso vieni a prendere all'aeroporto. Perché nell'atletica, lo ripeto da sempre, conta la vittoria e non il primato”. Ed infatti Luigi è famoso soprattutto per quel titolo olimpico che nessuno potrà mai cancellare.

Ma quale era il segreto delle vittorie? Lo dichiarò sempre ed esplicitamente: consisteva nel tipo di lavoro a cui lo sottoponeva il suo allenatore Desiderio “Dino” Nai. Di lui tratterò con la necessaria attenzione nel definitivo capitolo di questa rievocazione, dedicato ai “Maestri”.  Anticipo soltanto quanto scrisse Bruno Bonomelli nel 1958 su “Sport Italia”: “Il grande merito di Beccali e di Nai è quello di avere per primi nel mondo intuito che la resistenza agli sforzi si ottiene facendo lavorare intensamente il cuore per brevi periodi intervallati da un riposo relativo”.

In parole povere il lavoro che Nai e Beccali attuavano era antesignano del moderno interval training, che divenne famoso quando Rudolf Harbig nel 1939 stabilì i record mondiali sui 400 metri e sugli 800. Nai, che era uno vero scienziato, non ignorava che sin dal 1930 si aveva notizia degli studi e delle sperimentazioni del cardiologo Herbert Reindell e dal fisiologo Helmut Roskamm. I loro lavori divennero di dominio pubblico solo nel 1962 come meglio verrà spiegato nel citato ultimo capitolo di questa rievocazione.

Ricordiamo che Beccali si allenava con prove ripetute sui 300 metri. Il tutto non era approvato dal DT statunitense Boyd Comstock che temendo un "superallenamento" confinò Beccali ed il suo amico Facelli a Monghidoro, sorvegliati dai carabinieri perché evitassero quei pesanti lavori, che furono invece quelli che consentirono a Luigi Beccali di vincere il titolo olimpico con una rimonta eccezionale. Ultimi 300 metri in 41:7, il “finish più veloce sino a quel momento” come ricorda Maestro Quercetani nella sua Storia dell'atletica mondiale. Altro che super allenamento…

LUIGI BECCALI
Nato a Milano il 19 dicembre 1907 e scomparso a Daytona Beach (Stati Uniti) il 29 agosto 1990
Presenze in Nazionale: 25
Campione olimpico dei 1500 metri a Los Angeles 1932
La scheda su fidal.it

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Luigi Beccali a Los Angeles 1932


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