Decathlon: l'erede di Daley Thompson

08 Giugno 2018

Il quasi 22enne Tim Duckworth è il nuovo campione NCAA delle dieci fatiche: 8336 punti e terzo britannico di sempre


 

di Giorgio Cimbrico

“Sono nato in California, gareggio per Kentucky, ma i miei genitori sono inglesi e sono orgoglioso delle mie origini”: Tim Duckworth, 22 anni il 18 giugno, un altro prodotto dei balzani e geniali Gemelli, è il nuovo campione del decathlon per la dimensione NCAA (il termine galassia sarebbe più appropriato) e si è anche trasformato nel terzo britannico di sempre dopo Daley Thompson (“in casa mi hanno raccontato tutto su di lui”) e Dean Macey, il biondone dell’Essex due volte sul podio mondiale, a Siviglia e a Edmonton, campione del Commonwealth nel 2005, bobbista e pescatore d’altura dopo aver chiuso con le dieci fatiche.

A Eugene, Tim ha messo assieme 8336 punti raccogliendone una cospicua parte, 2932, nei tre salti: 8,01, 2,13, 5,11. Soltanto Tom Pappas, Ashton Eaton e Thomas van der Plaetsen hanno fatto meglio nella triade lungo-alto-asta. Inoltre, nessuno all’infuori di Eaton, soprannominato il pensionato più giovane della storia, in una stessa annata universitaria aveva vinto il titolo nell’eptathlon indoor e quello del decathlon in palio sul finire della primavera. Accoppiata beneaugurante.

In estensione e in elevazione Duckworth è già al livello o è più avanti dei suoi illustri predecessori. Quando vinse a Los Angeles con il record mondiale portato a quota 8847, Daley il mattacchione saltò 8,01, come Tim, 2,03, dieci centimetri in meno, e 5,00, undici sotto; quando Macey toccò il suo vertice, 8603 a Edmonton, atterrò a 7,59, scavalcò 2,15 (alto e 400 da poco più di 46 secondi erano i suoi cavalli di battaglia) e raccolse un normale 4,70.

“Avevo capito di essere sulla buona strada e li ho affrontati a cuor leggero, ma i 1500 sono terribilmente faticosi”: racconta Tim che si è trascinato sui quattro giri scarsi in un miserando 5:01.27, ultimo degli ultimi e suo miglior tempo nelle due ultime stagioni. Non li cura molto, è chiaro. Daley, che non nutriva amore per la prova finale ma sapeva tenere duro, lo avrebbe lasciato a 26 secondi; Macey, che sfiorava i 2 metri e il quintale di peso, a mezzo minuto abbondante.

Ecco le dieci parti che fanno il tutto: 10.57, 8,01, 13,15, 2,13, 48.78 pb; 14.37, 42,76, 5,11, 57,27 pb, 5:01.27. Complici le controperformance di un paio di “pezzi grossi”, Tim sarebbe finito terzo nel lungo, andato a Zack Bazile, dell’Ohio State come Jesse Owens. Zack, un nome che è un programma, ha approfittato dell’occasione e del vento benevolo, 1,9 di coda, per lasciare l’impronta a 8,37, trenta centimetri di improvviso e fragoroso progresso.

Ricapitolando, Duckworth quarto al mondo quest’anno e terzo in Europa, dietro all’estone Maicel Uibo (marito dell’elegantissima bahamense Shaunae Miller) a quota 8514, e a 6 punti dall’8342 dell’olandese Pieter Braun. A occhio, i tre che, con qualche immancabile tedesco (Kazmirek, Brugger) si daranno battaglia per due posti sul podio degli Europei. Quello più alto è prenotato da Kevin Mayer, francese di lontane origini alsaziane. Il pubblico di Berlino avrà di che divertirsi: Zehnkampf, Zehnkampf.

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