Donne alla ribalta: le star dell'estate

07 Settembre 2017

L’ultima tappa della IAAF Diamond League a Bruxelles ha confermato una tendenza stagionale: tante gare femminili di alto livello e con sfide combattute


 

di Giorgio Cimbrico

Un anticipo di ranking stagionale, per il momento a larghissimi palmi, porta già a una solida osservazione: Meglio le Donne (le maiuscole non sono un errore di battitura). Meglio le Donne, nei campionati e nei meeting, nella lotta e nelle prestazioni. L’affermazione, ovviamente, va sostenuta con delle prove documentali. Eccole.

I 1500 sono diventati la più bella distanza che possa essere messa in scena e infatti i buoni impresari teatrali non si fanno scappare l’occasione. È stato così a Londra, è stato così in Diamond League, con magnifico epilogo a Bruxelles. Faith Kipyegon, 42 kg di talento puro, a 23 anni campionessa olimpica e mondiale, riesce a miscelare calligrafia, efficacia, serena ferocia; Sifan Hassan non offre la medesima innata eleganza ma possiede coraggio e determinazione; Jenny Simpson è un’eccellente tattica. Dopo il formidabile 2016, Laura Muir è stata costretta a segnare il passo da un infortunio che le ha impedito di offrirsi al meglio nei giorni mondiali ma le doti di combattente della scozzese non si discutono; un’altra britannica, Laura Weightman si è portata nei pressi dei 4 minuti e ha dimostrato, sia ai Mondiali che nei meeting, di saper reggere l’urto delle africane di – chiamiamola così – seconda schiera. La sortita sul miglio metrico ha fruttato a Caster Semenya un bronzo mondiale, raccolto quasi con noncuranza mentre le altre remigavano nello spasimo. Genzebe Dibaba si è vista in microformato.

I 400 sono stati un dramma ai Mondiali e uno spettacolo di assoluto coinvolgimento a Bruxelles. In entrambi gli atti unici hanno recitato Shaunae Miller, capace, come una fenice, di risorgere dalle proprie ceneri, di sciogliere i propri crampi, e Salwa Eid Naser, la novità con marchio Doc: 19 anni e 49.88 (non distante dal terribile mondiale under 20 di Grit Breuer), un po’ nigeriana, un po’ bahreniana (ma non una merce d’acquisto), allenata dal bulgaro Yanko Bratanov che i più vecchi ricorderanno campione in una vecchia edizione degli Euroindoor.

Sino a 18 anni correva con la hijab, ora con un’acconciatura rasta.

Mariya Kuchina-Lasitskene ha dato al salto in alto la scossa, lo ha risvegliato da un lungo letargo di mediocrità. Diciannove volte a 2,00 o più quest’anno (un dato che merita un approfondimento), due volte all’assalto del record del mondo e quattro a quello russo, imbattuta, campionessa mondiale, la ragazza nata nel Caucaso si sta avvicinando all’assoluto tecnico. La deliziosa Yuliya Levchenko, 20 anni, ha provato a portarle insidia nell’occasione più importante, elevandosi sino a 2,01. È il caso di sottolineare che Yuliya guida un gruppo di connazionali – con lei, cinque – con record personali tra 1,97 e 1,92. Chi chiude la graduatoria interna, è classe 2001.

Non troppo considerati al loro ingresso in scena, i 3000 siepi sono esplosi un anno fa con la distruzione del record mondiale ad opera di Ruth Jebet e sono diventati incandescenti con quello che è stata definito uno dei momenti sportivi più rivoluzionari della storia: il successo della coppia americana Emma Coburn-Courtney Frerichs sulle africane. Tra gli uomini, per ritrovare i saltafossi sconfitti, è necessario tornare a trent’anni fa e a Francesco Panetta. Il riscatto offerto dalla piccola Ruth (secondo tempo della storia e Emma staccata di quasi 20 secondi) non fa altro che aggiungere spezie a quello che, da contorno, è diventato un piatto di portata.

L’attesa di un nuovo record mondiale sui 5000 si prolunga, ma è grazie ad Hellen Obiri che la distanza sta attraversando un periodo felice e proficuo. L’ordine d’arrivo del Van Damme ne è la cartina al tornasole: progressi violenti per tante, a cominciare da Eilish McColgan, e la decima a 14:52. Meglio le Donne.

IAAF DIAMOND LEAGUE: CRONACA E RISULTATI DELLA FINALE DI BRUXELLES

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