Jipcho, addio al gregario da record

26 Luglio 2020

Da fedelissimo di Keino a due volte primatista mondiale nell’arco di otto giorni: il ricordo del mezzofondista keniano scomparso a 77 anni

 

di Giorgio Cimbrico

A 77 anni se n’è andato Ben Jipcho, passato alla storia come il più fedele e lussuoso dei gregari. Poteva succedere quando a comandare non era un capitano, ma un re: “King” Kip Keino. Ben, nativo del distretto di Monte Elgon, al confine tra Kenya e Uganda, apparve a Città del Messico. Il piano era semplice: era necessario strappare gli artigli di Jim Ryun, impedire che il prodigioso giovanotto di Wichita desse forma al suo terribile finale. Un anno prima, a Los Angeles, Keino lo aveva assaggiato, finendo a quattro secondi da Jim, 53.3 dalla campana al traguardo e 3:33.1, per cancellare lo storico 3:35.6 romano di Herb Elliott.

Ben fece il suo dovere, passò il primo giro in un 56.0 che venne definito torrido, tenne alta l’andatura sino a quando Kip lo rilevò agli 800 in 1:55.3. A quel punto Jipcho si rialzò, per chiudere decimo, e Ryun vide allontanarsi sempre più la silhouette di Keino. Alla fine, una ventina di metri di distacco e per Kip che firmò un nuovo record olimpico a 3:34.9. A 2248 metri di quota.

Quattro anni dopo, a Monaco di Baviera, Keino, neofita delle siepi (“Mi diverto a saltare ma ho uno stile terribile”, ridacchiava) si sarebbe impadronito del titolo olimpico, secondo capitolo della supremazia keniana, e Ben avrebbe bruciato il finlandese Tapio Kantanen conquistando l’argento, per confezionare la seconda doppietta dopo quella Biwott-Kogo di Messico.

Stavano per arrivare i giorni di gloria per Jipcho. Nel giro di poco più di una settimana, tra il 19 e il 27 giugno 1973, nello stadio Olimpico di Helsinki, prima ritoccò e poi demolì il record mondiale dei 3000 siepi. Nella prima occasione, incontro Finlandia-Kenya-Italia, chiuse in 8:19.8 (Franco Fava finì quinto in 8:35.6), un secondo meglio del limite di Anders Garderud. Alla seconda discesa in campo, diede un formidabile strattone al record: 8:14.0, con una seconda parte in 4:04, lasciando Garderud a sette secondi.

I suoi giorni di tuono vennero all’inizio del ’74, ai Giochi del Commonwealth di Christchurch, indimenticabile saga del mezzofondo. Vinse le siepi in poco più di 8:20 con margine ampio sul gallese John Davies, diede vita a un indimenticabile testa a testa con Brendan Foster sui 5000, chiuso a suo favore per due decimi, 13:14.4 a 13:14.6 (il record del mondo era 13:13.0 di Emil Puttemans) e fu uno dei protagonisti dei 1500 che stravolsero la lista di sempre: come dicono gli inglesi, Filbert Bayi corse solitario dallo sparo alla linea del traguardo in 3:32.16, John Walker provò a braccarlo nel finale per giungere a meno di quattro decimi, 3:32.52, Ben finì terzo in 3:33.16 davanti all’altro kiwi Rod Dixon e all’australiano Graham Crouch che migliorò lo storico record nazionale di Elliott.

“Uno dei nostri pionieri”, lo ha ricordato Paul Tergat, oggi presidente del comitato olimpico keniano. “Uno dei nostri pilastri” si sono uniti altri alla commemorazione di un campione di multiforme talento e di grande generosità.

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