L'Italia in Germania: il filo azzurro

05 Agosto 2018

Verso gli Europei di Berlino: dal bronzo olimpico di Pietro Mennea a Monaco '72, alla tripletta Mei-Cova-Antibo a Stoccarda, fino alle imprese di Manuela Levorato.


 

di Giorgio Cimbrico

La Germania e gli azzurri: una storia che parte più di ottant’anni fa, proprio a Berlino, quando l’Olympiastadion, nuovo di zecca, ospitava gli XI Giochi Olimpici dell’era moderna. Vittoria di Ondina Valla, il primo oro rosa dello sport italiano, argento di Mario Lanzi negli 800 in fondo a una formidabile rimonta che portò l’uomo di Castelletto Ticino a quattro decimi dall’americano James Woodruff, e della 4x100 Mariani-Caldana-Ragni-Gonnelli dietro gli Usa di Jesse Owens, bronzo di Nini Beccali che difese al meglio la corona di Los Angeles in una delle finali di più alto contenuto che la storia dei 1500 ricordi.

1972, Olimpiade di Monaco di Baviera: Pietro Paolo Mennea ha compiuto 20 anni da 69 giorni quando, il 4 settembre, è terzo nei 200 che rendono Valery Borzov da Leopoli padrone delle due distanze dello sprint. Pippo Tortu avrà 20 anni e 53 giorni nel giorno in cui sarà in palio la cintura europea dei 100. Sotto il velario dell’Olympiastadion bavarese, bronzo anche per Paola Pigni, a due centesimi dall’argento catturato dalla ddr Gunhild Hoffmeister, nei 1500 che segnano il debutto olimpico, prima tappa in un’emancipazione che oggi presenta una totale parità, 50 km di marcia compresi.

Gli Europei di Stoccarda 1986 sono un’indimenticabile scorpacciata: Mei-Cova-Antibo nei 10000, la fuga pazza e coraggiosa di Francesco Panetta che, raggiunto dalla muta, reagisce e strappa il secondo posto, la doppietta Bordin-Pizzolato nella maratona che stritola il gallese Steve Jones, Maurizio Damilano che cede per 2” a Jozef Priblinec, Laura Fogli dietro soltanto all’essenziale Rosa Mota, Giovanni Evangelisti terzo nel lungo dominato dall’esplosivo armeno Robert Emmian, Mei che nella giornata conclusiva sfiora l’accoppiata piegato nel finale da Jack Buckner, dotato di denti da roditore. Italia 2-6-2, quinta nel medagliere.

A Stoccarda si torna sette anni dopo per i Mondiali raccogliendo i secondi posti di Giovanni De Benedictis e di Ileana Salvador nella marcia e il terzo di Sandro Lambruschini, in 8.08.78!, in una finale delle siepi lanciata su ritmi furibondi da Moses Kiptanui e Patrick Sang.

Il catanese Beppino D’Urso non sa se festeggiare o mordersi le mani: secondo negli 800, davanti al maestoso Billy Koncellah, a 15 centesimi dal titolo, conquistato dall’outsider Paul Ruto.

Ancora a Monaco di Baviera, nel 2002, per un Europeo bagnato di pioggia e segnato dal doppio bronzo 100-200 di Manuela Levorato: era dal tempo di Giuseppina Leone che una velocista azzurra non andava a occupare piazzamenti così importanti. La spedizione, molto numerosa, può festeggiare anche il terzo posto di Erica Alfridi dietro a due implacabili russe dell’oltre Volga e soprattutto la vittoria nella maratona di Maria Guida, napoletana silenziosa e riservata. La presenza nel medagliere è assicurata dalle donne ed è una piacevole novità.   

Berlino 2009: i giorni di tuono di Usain Bolt non riservano gioie, a parte quella postuma che rende ancora più allegro il volto di Giorgio Rubino. La squalifica di Valeri Borchin lo spinge al terzo posto. Medaglia consegnata un anno fa sul Mall londinese: meglio tardi che mai.

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Giorgio Rubino ai Mondiali di Berlino 2009 (foto Colombo/FIDAL)


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