La storica doppietta di Makwala

15 Luglio 2017

Al meeting di Madrid, l’atleta del Botswana è diventato il primo uomo della storia a correre nello stesso giorno sotto i 20 secondi sui 200 e i 44 nei 400 metri


 

di Giorgio Cimbrico

Il 14 luglio, a Madrid, alla fine di un pomeriggio di caldo infernale, Isaac Makwala ha preso la sua Bastiglia: nessuno aveva mai corso i 200 in meno di 20 secondi e i 400 in meno di 44 nell’arco di un giorno. Lui ce l’ha fatta in 75 minuti: 19.77 (al vertice mondiale dell’anno, davanti anche al divino Waydream van Niekerk, 15° di sempre e nuovo recordman del meeting madrileno: era 19.92 di Carl Lewis) e 43.92, sua seconda discesa sotto la barriera. Il 43.72 che gli assicura l’ottava posizione di tutti i tempi è vecchio di due anni, firmato in quello che è stato a lungo il giardino delle sue delizie, Le Chaux de Fonds. Sulla pista svizzera, una miniera per lui e per molti altri, azzurri compresi, Isaac era andato vicino al terribile “double” tre anni fa: 19.96 e 44.01.

E così ora è molto sicuro di sé: “Posso fare meglio e a Londra vado per la medaglia d’oro. Posso farcela”. Isaac non è lontano dai 31 anni e viene da Tutume, una cittadina del Botswana non lontana dai confini con lo Zimbabwe. Fino a metà degli anni Sessanta il Botswana era il Bechuanaland, colonia britannica, e sino al 1979 lo Zimbabwe era la Rhodesia.

Sino a oggi, nei grandi appuntamenti Makwala non ha combinato granché: tre vittorie e tre secondi ai Campionati Africani, un quinto posto ai Mondiali di Pechino e stessa posizione, in staffetta, ai Giochi di Rio. Ha raccolto poco perché non è un genio della distribuzione: di solito parte come un pazzo e finisce sulle ginocchia. Quest’anno, entrato nella maturità, sa gestirsi meglio. A Ostrava, sulla scia di van Niekerk da record mondiale, 30.81, ha chiuso in 31.44 e alla Pontaise di Losanna, ancora alle prese con il magnifico sudafricano, ha evitato di saltare per aria: terzo in 44.08, ampiamente dentro le sue dieci migliori prestazioni.

Il fatto che ad Athletissima tra lui e Wayde si sia piazzato un altro atleta targato Botswana (Baboloki Thebe, classe ’97, in 44.02) sostiene le ambizioni dorate di Isaac. Se il titolo individuale può esser considerato una proprietà privata del campione uscente e olimpico, in palio può ampiamente essere quello della staffetta del miglio. Fred Kerley a parte, gli americani sono in grado di schierare uno di quei quartetti memorabili che hanno scandito la storia dei grandi appuntamenti e la cronologia del record del mondo.

Il piccolo Botswana (che piccolo non è: 600.000 km quadrati, due volte l’Italia) può contare sul rodomonte Makwala, su Thebe, su Karabo Sibanda, 19 anni, 45.05 quest’anno e 44.25 nel 2016, e sul gregario Onkabetse Nkobolo, classe ’93 e 45.34. Se ne creasse il bisogno, è disponibile anche Nijel Amos, vicecampione olimpico a Londra a 18 anni (1:41.73 sotto gli occhi di Sebastian Coe, a lungo primatista mondiale con quel tempo fiorentino), tornato di prepotenza al vertice della distanza (1:43.18) sulla pista che ama di più, quella londinese di Stratford, e sceso a 45.55 in un pomeriggio di divagazione a Lignano Sabbiadoro. Quel che si dice una forza d’urto.

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