Muhammad senza ostacoli: l'Oscar è suo

24 Novembre 2019

Figlia di un imam e di una madre che opera nel sociale, è laureata in business administration ed è nata nel quartiere di Bob Beamon: due record, il titolo di atleta dell'anno e Tokyo per nuovi primati


 

di Giorgio Cimbrico

A Jamaica, Queens, New York, nel 1946 era nato Bob Beamon. Quarantaquattro anni dopo, nello stesso quartiere, è venuta al mondo Dalilah Muhammadpremiata come atleta dell’anno. I luoghi possono avere influenza sulle sorti future? Lasciando in sospeso l’interrogativo, non resta che dare un’occhiata alla vita e alle opere di questa ragazza sottile e abbigliata a Montecarlo in modo assai charmant, figlia di un imam che opera in un riformatorio e di una madre che opera nel sociale, soprattutto a sostegno di bambini problematici. Dalilah, laureata in business administration (la nostra facoltà di economia e commercio) alla Ucla di Los Angeles, dove risiede da tempo, è la seconda ostacolista sui “bassi” a conquistare il riconoscimento accostato all’Oscar. L’aveva preceduta nel ’93 la britannica Sally Gunnell che ai Mondiali di Stoccarda aveva ottenuto l’accoppiata titolo-record del mondo in 52.74, in fondo a un serratissimo finale con Sandra Farmer-Patrick, giamaicana d’America e nota per i suoi look stravaganti.

Dalilah ha costruito la vittoria in due atti.

Primo atto: 28 luglio, Drake Stadium, Des Moines, Iowa. L’ultima giornata dei campionati americani, selezione per i Mondiali di Doha, si chiude con la sua impresa: l’olimpionica di Rio cancella il record vecchio sedici anni della russa Yuliya Pechonkina, 52.34 nel 2003 a Tula, scendendo a 52.20  e migliorandosi di 44 centesimi. “Può sembrare un shock ma non lo è: il record mondiale era il mio obiettivo”. Dalilah, due volte seconda ai Mondiali, precede Sydney McLaughlin, non ancora ventenne, e vicina, con 52.88, al suo formidabile record mondiale giovanile.

Secondo atto: 4 ottobre, Khalifa Stadium, Doha. A Dalilah riesce il Grande Slam: il titolo, che aveva mancato due volte, va ad affiancarsi al record del mondo, ritoccato di quattro centesimi e portato a 52.16. Come a Stoccarda ’93, un arrivo serrato, emozionante: Dalilah, secondo consolidato schema di gara, parte forte e accumula sostanzioso vantaggio, confidando sia sufficiente: Sydney McLaughlin, vent’anni appena compiuti, nata nella vecchia contea di New Brunswick, New Jersey, studentessa all’università del Kentucky, si lancia in un inseguimento che profuma di spietato e va molto vicina a portarlo a buon termine: con 52.23 diventa la seconda di sempre, riproponendo un arrivo storico, quello di Goteborg ’95 quando Kim Batten e Tonja Buford vennero divise da un solo centesimo, 52.61 a 52.62, ed entrambe violarono il mondiale di Gunnell. A Tokyo la prima discesa, magari doppia, sotto la barriera dei 52 secondi?

Anche in questo caso - come per Kipchoge - un PS, un post scriptum: il premio di Stella Nascente, Rising Star, a Yaroslava Mahuchikh, 18 anni compiuti, non poteva esser meglio attribuito: quell’ascensione a 2,04 è la premessa, per l’esile ragazza dalle grosse trecce, a qualcosa di miracoloso e di atteso da trent’anni abbondanti: il primo volo oltre 2,10. Mariya Lasitskene, campionessa a Doha a pari misura con l’adolescente originaria di Dnipro, deve cominciare a preoccuparsi.

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