Sara Simeoni, una scalata infinita

12 Maggio 2020

LÒRIGA STORY - Il viaggio tra gli olimpionici azzurri: è il momento dell’atleta italiana del secolo. Superiorità atletica e strategie lungimiranti: la storia della regina dell'alto, oro a Mosca ’80

 

I miei ricordi - Avendo conosciuto personalmente gli olimpionici dell’atletica italiana ve li ricordo, con particolari talora inediti delle loro carriere. Vanni Lòriga

Siamo arrivati, passo dopo passo, alla “Due Giorni Magica” della nostra atletica. Come ho già ricordato, nell’intervallo di 48 ore, cioè dal 26 al 28 luglio del 1980, Sara Simeoni e Pietro Paolo Mennea centrarono a Mosca la duplice accoppiata di due medaglie d’oro. Scrivo questi ricordi in prima persona e pertanto mi sento autorizzato a spiegare perché questi due campioni hanno propiziato la mia attività giornalistica. Ed ora per allora li ringrazio.

Scrivo di atletica dal 1949. Ero un collaboratore de Il Paese e di Paese Sera, allora importanti quotidiani romani. Il responsabile dello sport era il grande Antonio Ghirelli. Feci anche qualche servizio da “inviato” e la mia prima cronaca di un incontro internazionale è datata 8-9 luglio 1950. Si trattava di Italia-Svizzera disputato a Napoli e terminato 104-74. Ero un inviato molto speciale perché viaggiavo a spese mie: per la notte fui clandestinamente ospitato nella stanza di Gianni Corsaro e di Amos Matteucci, dormendo a terra fra i due letti... per i pasti mi dettero una mano i due amici e il segretario generale FIDAL Guabello.

La vita comincia a quaranta anni
Di assunzioni non se ne parlava, anche perché prima dovevi fare il servizio militare, obbligatorio. E proprio la naja mi strappò ai miei sogni. Avevo comunque sempre contatti con Ghirelli, scrivevo e collaboravo per alcuni giornali, fui assegnato infine all'Ufficio Stampa del ministro Tremelloni. E proprio allo scoccare dei quaranta anni, nell’aprile del 1967, Antonio Ghirelli mi offrì la rubrica di atletica al Corriere dello Sport che dirigeva. Ho raccontato tutti questi fatti personali per dire ai giovani di non perdere mai la speranza. Solo chi si ritira ha veramente perso tutto. I miei primi articoli apparvero sul quotidiano sportivo della Capitale alla viglia dei primati di Silvano Simeon che cancellò dal libro dei record semplicemente il grande Adolfo Consolini. Era la Pasqua dell'Atletica della Riccardi ed avrei scoperto solo in seguito che proprio in quei giorni cominciavano a calcare piste e pedane due giovani che avrebbero riscritto la storia dell’atletica. Si trattava di Pietro Mennea (e di lui racconterò tutto nella prossima puntata) e di Sara Simeoni.

Sara battuta dalla matematica Bruna
In quei giorni era una ragazza di 14 anni che due anni prima aveva superato, saltando all’italiana, la misura di 1,25. L’inizio ufficiale della sua carriera agonistica ci rimanda, consultando i preziosi archivi di Augusto Frasca, al maggio del 1968 quando all’Arena di Milano si classificò seconda nel campionato nazionale allieve di triathlon preceduta da Bruna Germano (2203 punti contro 2219). Allora una Sara quindicenne era alla ricerca di se stessa. Curioso constatare che nel maggio del 1969 corse ad Ascoli un 400 metri piani in poco più di 64 secondi. Avendo citato Bruna Germano debbo ricordare che attualmente insegna analisi alla facoltà di ingegneria a Roma, succedendo nella cattedra a Gino Roghi che fu velocista azzurro, primo frazionista della 4x100. Oltre ad essere il più veloce dell'Ateneo romano era famoso perché unico a laurearsi a giugno del quarto anno in Scienze Matematiche. Impresa quasi impossibile in una scuola che aveva fra i suoi docenti alcuni ragazzi di via Panisperna e soprattutto Francesco Severi. Performance quasi impossibile ma che riuscì anni dopo alla appena citata Bruna Germano. Alla quale è rimasto il cruccio che al momento della premiazione per il suo titolo nazionale di triathlon le medaglie fossero misteriosamente sparite. Il suo oro le giunse tempo dopo per posta. Per chi non lo sapesse è sposata con Giacomo Crosa: una bella coppia, non solo nell’atletica...

Atleta Italiana del Secolo
L’ultima gara di Sara Simeoni è datata 14 settembre 1986, quando nella prima edizione del “Terra Sarda” di Cagliari fu superata dalla fenomenale Kostadinova. Una lunga e continua, spesso ardua, ascesa verso l’alto, durata quindi oltre un ventennio e che si può sintetizzare con qualche cifra. Primati mondiali: due, a quota 2,01 (perciò anche europei); primati nazionali: 21. Medaglie: Giochi olimpici un oro e due argenti, Europei un oro e due bronzi; Europei indoor quattro ori; Universiadi due ori, un argento e due bronzi; Giochi del Mediterraneo due ori e un argento; Campionati italiani 14 vittorie, e una nel pentathlon, più dieci titoli indoor. Presenze in Nazionale 67. Non a caso è stata proclamata Atleta Italiana del Secolo.

I tre fattori di von Clausewitz
Ma quale fu il suo segreto, il percorso virtuoso che potrebbe indicare a tutti quale debba essere la formula vincente? Per dare una risposta adeguata faccio ricorso ai miei accennati trascorsi militari. La gara non è certo una guerra, ma è sicuramente una battaglia, una sfida contro gli altri e anche contro se stessi.

Il massimo teorico di queste vicende è sicuramente Carl von Clausewitz che nel suo “Vom Kriege” (Della guerra) indicava come determinanti per la vittoria siano i fattori materiale, spirituale e morale. Per fattore materiale si intendono, nello sport, le doti fisiche. Quelle a Sara non sono mai mancate. Ma si sa che da sole non bastano. Subentra il valore morale che è la voglia di battersi, sempre e comunque. Infine, tutto è determinato dal fattore spirituale, cioè della intelligenza che ti indica quale sia la cosa migliore da fare in quel punto e in quel momento. Riassumendo e passando al pratico, un atleta che sia in possesso di doti naturali di eccellenza deve porre massima attenzione alla fase strategica, cioè alle scelte appropriate per migliorarle costantemente; deve infine scegliere la giusta tattica nel corso della gara. La fase intermedia è ovviamente della massima importanza.

Formia
“Il segreto del successo - pensarono Erminio Azzaro e Sara Simeoni - non è da ricercare solo nella tecnica e nella condizione fisica ma soprattutto nell’ambiente in cui vivi e ti alleni”. E dopo i Giochi del 1976 decisero di lasciare Verona e di trasferirsi alla Scuola di Formia voluta e intitolata a Bruno Zauli. Cosa offriva Formia? Tutto. Era probabilmente la migliore d’Europa per posizione geografica, per attrezzature, soprattutto per la gente che la popolava e che amava l’atletica. Tutto era al massimo, dal settore sanitario (Antonio Fava e Anna Rogacien) alla fisioterapia, dalla tecnica alla dirigenza. Azzaro che era stato allievo di quel College sapeva quanto valesse vivere tra persone che amano l’atletica, in testa a tutti l'Apostolo Nicola Placanica.

Mosca
Con l’assistenza teorica e pratica di Carlo Vittori fu anche deciso di incrementare i lavori sulla forza. Non mancarono gli scettici ma la strada era quella del successo. E la prova provata si ebbe nel 1978 con il doppio record mondiale (e la insuperabile gara agli Europei di Praga) e nel 1980 con l’oro olimpico di Mosca. E in quella occasione Sara vinse ovviamente perché era la più forte ma anche perché tatticamente seppe interpretare la gara meglio delle avversarie. Infatti quando si giunse a quota 1,94 erano rimaste in gara solo sette delle finaliste e la Simeoni era l’unica ad aver raggiunto la misura senza falli e con una prova in meno delle altre, avendo passato a 1,88. Poi salì da sola a 1,91 e fu vittoria. Battendo tutte e anche se stessa che negli ultimi due giorni non era stata bene e non aveva toccato cibo. Riassumendo il tutto, Sara Simeoni da Rivoli Veronese aveva vinto per superiorità atletica, per lungimirante programmazione strategica e per scelta tattica nella gara più importante della carriera. Per vincere sarebbe sufficiente imitarla? Forse non basterebbe, ma non facendolo l’insuccesso è garantito. Mi sono dilungato e chiudo. Ma altre cose importanti su Sara ed Erminio verranno raccontate nell’ultimo capitolo di questa storia dedicato ai Maestri. Perché la seconda vita della Simeoni è stata dedicata, e lo è ancora, all’insegnamento.

SARA SIMEONI
Nata a Rivoli Veronese (Verona) il 19 aprile 1953
Presenze in Nazionale: 67
Campionessa olimpica del salto in alto a Mosca 1980, argento a Montreal 1976 e Los Angeles 1984
La scheda su fidal.it

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Sara Simeoni con Fassinotti e Donato


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