Stefano Baldini: ''Sei anni al massimo''

01 Ottobre 2018

Il campione olimpico di maratona ripercorre l'esperienza vissuta al fianco dei giovani dell'atletica italiana nel ruolo di Direttore Tecnico


 

di Marco Sicari

"Quando ho tagliato il traguardo della maratona olimpica di Atene 2004, mi sono subito sentito in dovere di restituire al mio mondo, il mondo dell’atletica, qualcosa di quel che avevo ricevuto. E mi sono impegnato ogni giorno, da allora, dando il massimo, per riuscirci”. Stefano Baldini riflette sui suoi sei anni da Direttore tecnico delle squadre azzurre giovanili, terminati formalmente con il Consiglio federale di venerdì scorso. E risponde serenamente, ora che tutto ha assunto colori dalle tinte definite, alla domanda cruciale: “Perché lascio? Direi soprattutto per un motivo: perché mi sono reso conto che non ci sono le condizioni per crescere più di quanto abbiamo fatto in questi anni. Per farlo ancora serve qualcosa di diverso, una sterzata, un cambio di mentalità: sono sicuro che sapranno darla le persone che saranno chiamate ad occuparsi di questo lavoro, a cominciare da Tonino Andreozzi (a cui il CF ha assegnato, nella nuova organizzazione, l’incarico di Vice DT per i giovani, ndr). Mi fa piacere che sia lui a continuare il lavoro: ho imparato molto dal suo lavoro in questi anni, e mi auguro che lui possa dire lo stesso di me. Il nodo principale rimane, a mio modo di vedere, sempre lo stesso: l’atletica italiana produce talento, oggi forse più di ieri, ma fatica a far sì che i talenti riescano poi ad affermarsi. E penso che la ragione di questo stia soprattutto nella difficoltà che hanno i nostri tecnici professionali di diventare anche tecnici professionisti”.

Baldini analizza, conta, descrive. I suoi sei anni hanno forma di numeri (raccolti nella presentazione scaricabile a questo LINK) e di emozioni. “Siamo cresciuti a livello di rendimento in ogni manifestazione, a tal punto da farci notare a livello internazionale. Abbiamo colto risultati eccellenti, e anche quando non abbiamo brillato particolarmente, come ai Mondiali Juniores di Eugene, dove pure abbiamo contato 19 PB, abbiamo colto le indicazioni per correggerci e riprendere a migliorarci. Il successo delle staffette, in questo ultimo biennio, credo sia il nostro miglior biglietto da visita: le quattro finali ai Mondiali under 20 di Tampere, la scorsa estate (con l’oro della 4x400 maschile, capace anche del record europeo), arrivate dopo i due successi dell’Europeo Allievi di Gyor, e quanto fatto di buono a Grosseto un anno prima nella rassegna continentale Under 20, sono testimonianza concreta della crescita globale del nostro sistema atletica giovanile, dal territorio al centro. Atleti simbolo? Tantissimi, ma non voglio fare nomi, perché poi si corre il rischio di dimenticare qualcuno. In generale, dico che la soddisfazione più grande, per uno come me, è vederli poi affermarsi a livello assoluto. Alleniamoci all’atletica dei grandi: è sempre stata questa la mia prima indicazione, che in termini tecnici ha significato una sempre maggior attenzione alla programmazione, con l’obiettivo – spesso raggiunto – di esprimere al meglio le proprie potenzialità nell’occasione che conta”.

Lavorare nell’atletica, per Stefano Baldini, è stato un impegno quotidiano: “Per 30 anni ho indossato l’azzurro praticamente ogni giorno. E devo dire, in tutta sincerità, che da DT sono stato aiutato dal clima sereno e dall’autonomia di cui ho sempre goduto. Ho ereditato uno staff che aveva già operato bene con Francesco Uguagliati e con Tonino Andreozzi, implementato con l’inserimento di diversi tecnici giovani che sono cresciuti, e che credo saranno i nostri tecnici di punta di domani. Ma devo dire che sono soddisfatto anche della collaborazione con tutti gli allenatori personali, e con i Fiduciari tecnici regionali. Programmazione è stata la parola chiave di questi anni, modalità operativa che consente anche l’ottimizzazione delle risorse, indispensabile nei tempi che viviamo”.

Che farà adesso Stefano Baldini? Impossibile immaginarlo fermo. “Lavorerò, studierò, per crescere ancora sul piano manageriale, organizzativo, per conoscere meglio e capire meglio tutte le diverse facce del nostro mondo. Per farmi trovare pronto quando, e se, ce ne sarà bisogno”. Arrivederci, campione.

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