Van Niekerk e l'assalto alla corona

02 Gennaio 2019

Tra i motivi di interesse nel 2019 c’è l’attesa per il rientro del sudafricano, bloccato da un infortunio nella scorsa stagione, che se la vedrà con tanti sfidanti al trono dei 400 metri


 

di Giorgio Cimbrico

Che fine ha fatto Wayde van Niekerk? Ultimi avvistamenti in tribuna, per le partite degli Springboks: il cugino, il piccolo e veloce Cheslin Kolbe, ha ormai conquistato un posto al sole nella squadra che sta uscendo da una lunga crisi. Il rugby è costato caro a Wayde ma lui non lo evita, non l’ha trasformato in un gatto nero, in una scala appoggiata a un muro, in uno specchio rotto. Lo ama, come lo amano i sudafricani, bianchi, neri e quelli che, come lui, sono sintesi di due o più linee di sangue. Ottimismo gli deriva anche dal cammino del Liverpool, che sta dominando la Premier: WvN è un tifoso dei reds del Merseyside, allenati dal disinvolto e simpatico Jurgen Klopp.

Ottobre 2017. Dopo aver confermato il titolo mondiale dei 400 (e, da esausto, sfiorato quello dei 200) il campione olimpico e primatista del mondo si infortuna gravemente a un ginocchio durante un pomeriggio dedicato a un passatempo tra amici: una partita di rugby al tocco, una faccenda incruenta, praticata anche da attempati giocatori. Operazione, ricostruzione dei legamenti, consulto con uno specialista residente a Doha, lento rientro. Ans Botha, detta “Tannie”, zietta, la vecchia signora che lo ha costruito e portato alle porte celestiali dei 43 secondi, dice che il lavoro va avanti e che Wayde ritornerà. Per la stagione sudafricana? Non è detto. Meglio giugno, non lontano dal 27° compleanno del giovanotto nato nella Provincia del Capo e cresciuto nell’Orange, dove si gareggia e ci si allena con il favore della quota, oltre i 1300 metri.

Con il rientro di Wayde i 400 hanno tutte le chances di diventare un acceso campo di battaglia. L’anno scorso, anche in assenza del dominatore di Pechino, Rio e Londra, effervescenza piena e degna di uno champagne d’annata: Michael Norman esploso a 43.61, sesto di sempre, il lunghissimo e affusolato bahamense Steven Gardiner 43.87, Akeem Bloomfield 43.94, Abdalelah Haroun 44.07.

È la nouvelle vague da cui il ricostruito Wayde dovrà guardarsi: Norman ha 21 anni, Gardiner 22, Bloomfield (altissimo e in possesso del titolo ufficioso di miglior giamaicano in pista) 21, il qatarino Haroun 22 compiuti il giorno di Capodanno. Fred Kerley, 43.70 nel 2017, non ha fatto meglio di 44.33, ma è normale attendersi che una delle corsie dello stadio Khalifa possa esser cosa sua.

Tre hanno la possibilità di puntare una parte della posta anche sui 200: Norman 19.84, Gardiner 19.75, Bloomfield 19.81. La supremazia impressa da Noah Lyles, quattro volte in stagione sotto i 19.70 (prima di lui c’era riuscito solo Usain Bolt), e la durezza crudele dell’inseguimento alla doppia corona (van Niekerk ne sa qualcosa) consiglieranno di fare una scelta, e battere il sentiero del giro di pista pare l’opzione più sensata. A meno che qualcuno non consideri un posto sul podio un traguardo soddisfacente, alle spalle dello sprinter della Florida, che nutre ambizioni anche sui 100 metri.

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