Vizzoni: il martello e la sfida del tempo

04 Novembre 2018

Il lanciatore azzurro, medaglia d’argento alle Olimpiadi nel 2000 e un decennio più tardi agli Europei nel 2010, oggi festeggia 45 anni


 

di Giorgio Cimbrico

Nicola Vizzoni, toscano di mare e di costa, un altro nato nel Giorno della Vittoria. E così, auguri doppi. È il minimo. Quarantacinquesimo compleanno, oggi, dopo il diciottesimo anniversario di una serata agli antipodi che nessuno ha dimenticato. Appiccicata al muro dei ricordi da una martellata, ingabbiata nella memoria, capace di fare tre giri su se stessa e di trasmettere sempre gioia. Al vecchio Nick, naturale, e a tutti quelli che gli erano attorno nello stadio che si era svuotato e continuava ad esser preso d’assalto da migliaia di creature volanti, alcune orripilanti. Chissà se i martellisti ne avevano spazzato qualcuna dal cielo.

Vestito di una lunga palandrana, Enrico Ghezzi, quello di Blob, misurava passo dopo passo la tribuna stampa e filmava le lunghe fila di video che trasmettevano la “neve” del fine trasmissioni e noi, lì accanto, festeggiavamo l’argento olimpico di Nick Manofredda, di Nicola il Mancino in quella serata di pioggia ad Auburn, estremo lembo della baia di Sydney dove viveva una rana rara e preziosa.

A un palmo dall’oro, finito al collo di Szymon Ziolkowski che aveva 24 anni e ne dimostrava il doppio, pelato come una palla di biliardo, subito battezzato “lo zio” e in possesso della solita tecnica sublime che è nelle corde e nelle grinfie dei polacchi che in Australia fecero man bassa come a Pechino 2015. Kamila Skolimowska, l’olimpionica adolescente, non è più tra noi. 79,72: le quattro cifre di Vizzoni sono rimaste dentro, come un numero di telefono dei tempi antichi, quando si passava per centralino: “Signorina, mi chiami il 7972”. O come il codice di avviamento postale di una località impossibile da dimenticare.

VIDEO | OLIMPIADI SYDNEY 2000: NICOLA VIZZONI ARGENTO NEL MARTELLO

La pedana era umida e nella prima delle sue confessioni Nick raccontò che a lui stava bene così perché era uno da bagnato, come certi piloti che non hanno paura quando sulla pista, all’accendersi dei semafori verdi, si alza un pulviscolo d’acqua, una nebbia di milioni di goccioline. E poi raccontò un’altra cosa che dopo tanti anni, chi non era distratto non ha smarrito. Ci sono molti lanciatori che in allenamento stupiscono anche loro stessi, facendo planare il loro attrezzo lontano. “Io no - diceva Nick - e così, quando prima di partire per l’Australia, andavo al campo e tiravo a 73, 74 metri, capivo che qui a Sydney avrei potuto combinare qualcosa di buono”.

Nicola è di Pietrasanta e per aspetto e cadenza ricorda quei mastri a cui si rivolgeva Michelangelo quando andava alle Apuane per comprare blocchi per qualche sua commessa importante. “Vuoi che ti tagli un bel pezzo di carne?”, gli dicevano. Perché il marmo per loro era vita, tessuto, respiro. Cinquecento anni prima sarebbe stata l’arte di Nicola. La mazza, nel frattempo, è diventata un martello. Da quel momento Nick è diventato un sacco di cose: il capitano, il saggio (era anche l’allenatore), quello che ha accompagnato lo srotolarsi degli eventi, benedicendo matricole, ma senza mai abdicare da un ruolo importante, da uomo-gara, mai da botti in esibizione. E così, quando dieci anni dopo Sydney tornò sul podio - quello europeo di Barcellona - diventò un obbligo chiedergli un autografo sul risultato cartaceo da affiancare a un foglio australiano e lui fu così gentile da arricchirlo con il disegnino di una palla legata a un filo, imitando Emil Zatopek che si rappresentava come un omino inseguito dalla sua Dana, armata di giavellotto. Guarda caso anche nella vita di Nicola, che ha inalberato un pizzetto alla Porthos, c’è una seguace della signora Zatopkova, Claudia Coslovich da Trieste. Lanciare è anche amare. E amarsi.

VIDEO | NICOLA VIZZONI ARGENTO AGLI EUROPEI DI BARCELLONA 2010

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